Nata a gennaio 2024, Altair Chemical unisce le attività di due storici stabilimenti chimici italiani che affondano la loro storia ad inizio e a metà del XX secolo.
A gennaio 2024, con la fusione delle società degli stabilimenti di Saline di Volterra (PI) e Pieve Vergonte (VB), Altair Chemical diventa un polo d’eccellenza nella chimica organica e inorganica. Parte di Esseco Industrial, è specializzata in cloro-alcali, derivati inorganici del potassio e derivati organici del cloro.
L’integrazione delle due realtà consente di massimizzare le capacità produttive, ottimizzare i processi industriali e rafforzare la competitività sul mercato attraverso una gestione condivisa di logistica e stoccaggi.
Questa fusione rappresenta un importante passo nel percorso di consolidamento di Esseco Industrial nel settore cloro-alcali, rafforzando le sinergie tra i siti e promuovendo un modello produttivo più efficiente, innovativo e sostenibile.
Altair Chemical si presenta così come una realtà più solida e coordinata, pronta a rispondere con tempestività e responsabilità alle sfide dell’industria chimica contemporanea.
Nel 2019, Esseco Group acquisisce lo stabilimento di Pieve Vergonte, rilevandolo da un tavolo di crisi ministeriale, integrandolo nel proprio polo produttivo di cloralcali e utilizzando per le proprie produzioni l’energia delle centrali idroelettriche di Megolo e Ceppo Morelli.
Nel 2021 si conclude un piano di investimenti da oltre 50 milioni di euro, destinato al rilancio del sito e alla transizione verso la tecnologia delle celle a membrane, eliminando definitivamente il mercurio dai processi produttivi e migliorando la sostenibilità ambientale.
Nel 2011, lo stabilimento di Saline di Volterra entra a far parte di Esseco Group, consolidando la produzione di potassa caustica (KOH). L’anno successivo conferma il proprio impegno nella riduzione dei consumi di energia elettrica avviando un impianto di cogenerazione da 4,5 MW, che consente anche il recupero dell’anidride carbonica (CO2) per la produzione di idrossido di potassio (K2CO3) e dell’idrogeno (H2) per l’auto-produzione di energia verde.
Nel 2013 entra nel settore della chimica organica con la produzione di cloro-paraffine (Essechlor), potenziando lo stabilimento di Saline. La capacità produttiva cresce ulteriormente nel 2015, raggiungendo 55.000 tonnellate/anno di cloro e 87.000 tonnellate/anno di potassa caustica 100%.
Nel 2017 vengono realizzati nuovi impianti per la potassa caustica (KOH) in scaglie da 10.000 tonnellate/anno, un impianto pilota per il cloruro di potassio solido (KCl) di grado alimentare (food grade) da 3.000 tonnellate/anno e un impianto per la soda caustica (NaOH) in soluzione.
Nel 2018, creazione di Altair Iberica.
Nel 2005, viene firmato un accordo con Ministero dell’Ambiente e UE per eliminare il mercurio dai processi e ridurre consumi di acqua ed energia. Nel 2008 realizza il primo impianto europeo “green field” a membrane per la produzione di potassa caustica senza mercurio, con un taglio del 30% nei consumi elettrici e del 40% dell’acqua. Nel 2010 avvia l’ottimizzazione dell’impianto e costruisce una nuova linea per la produzione di acido cloridrico.
Nel 1995, il complesso industriale di Saline di Volterra diventa Altair Chimica S.p.A., società a capitale interamente italiano.
Nel 1993, la Società Chimica Larderello è privatizzata e ceduta al Gruppo finanziario D.G. HARRIS di New York.
Nel 1974, lo stabilimento di Saline passa di totale proprietà di ANIC-ENICHEM e successivamente di SAMATEC, sempre società del gruppo ENI. Mantenendo le attività legate al processo di elettrolisi, la società si focalizza sulla chimica del potassio e la trasformazione del cloro in prodotti per la sanitizzazione e il trattamento delle acque.
Nel 1966, gli impianti chimici di Saline di Volterra e Larderello, riuniti nella Società Chimica Larderello (SCL), passano in proprietà ad ANIC-ENI-SOLVAY.
Nel 1959, la Larderello S.p.A., società privata con impianti a Larderello (Pisa), realizza a Saline di Volterra un impianto di Cloro-Soda: il 6 luglio il Presidente della Repubblica Gronchi pone la prima pietra del nuovo stabilimento chimico.
Nel 2013 lo stabilimento viene venduto alla holding tedesca I.C.I.G. e assume la denominazione HydroChem Italia. Restano attivi gli impianti di clorurazione del toluene, cloro-soda e sintesi dell’acido cloridrico, mentre una parte del sito, di proprietà Enichem (Eni Rewind), è interessata da interventi di bonifica. Il regolamento UE 2017/852 sul mercurio impone la chiusura definitiva dell’impianto di elettrolisi entro il 2017, poiché non conforme alle BAT. L’impianto cessa l’attività l’11 dicembre, con conseguente fermata anche della produzione di acido cloridrico. Il ridimensionamento porta all’attivazione della cassa integrazione straordinaria a rotazione per il personale nel biennio 2018-2019.
Nel 1997, lo stabilimento chimico di Pieve Vergonte viene ceduto alla Tessenderlo Italia S.r.l., società franco-belga. La nuova proprietà effettua significativi investimenti per migliorie e risanamenti, con particolare attenzione verso le centrali idroelettriche, senza tuttavia riuscire nel rilancio dello stabilimento, che ha visto anzi nel tempo la chiusura progressiva di gran parte delle proprie linee produttive.
Nel 1981, la Rumianca rischia la chiusura definitiva quando la SIR viene travolta dai debiti accumulati.
Grazie all’intervento del Governo italiano, che stabilisce il programma per il riassetto del gruppo SIR-Rumianca, lo stabilimento di Pieve Vergonte viene trasferito all’ANIC, società del Gruppo ENI la quale, nel 1983, conferisce gli stabilimenti alla società Enichimica Secondaria S.p.A. (divenuta poi Enichem Sintesi S.p.A.); la Rumianca S.p.A. viene posta in liquidazione.
Nel 1967, il gruppo SIR, guidato da Angelo “Nino” Rovelli, acquisisce la maggioranza delle azioni della Rumianca, diventandone il principale azionista; la società entra a far parte del nuovo gruppo conosciuto come SIR-Rumianca: la sede viene trasferita a Milano.
Tra il 1946 e il 1954 la Rumianca avvia importanti investimenti in ricerca, impianti e produzione: istituisce un laboratorio studi e ricerche, avvia la produzione di fertilizzanti complessi e costruisce la centrale idroelettrica di Ceppo Morelli. Realizza impianti per ammoniaca sintetica, acido solforico, DDT, diserbanti, cloro e numerosi altri prodotti chimici, portando la produzione di concimi a 25.000 tonnellate. Per far fronte alla carenza energetica, costruisce anche una centrale termoelettrica. Nel 1964, con la morte di Riccardo Gualino, l’azienda entra in crisi finanziaria.
Negli anni ’30 Rumianca avvia attività minerarie e impianti per produrre acido solforico, Oleum e fitofarmaci. Costruisce la centrale idroelettrica di Megolo per l’autonomia energetica. Durante la guerra collabora con il Centro Chimico Militare, ampliando lo stabilimento e installando nuovi impianti per cloro-soda e altri composti strategici. Vengono realizzati alloggi, mensa e servizi per i lavoratori.
Nasce nel 1915 come “Stabilimento di Rumianca Ing. A. Vitale”, con l’obiettivo di produrre cloro-soda grazie all’energia idroelettrica della Val d’Ossola. Nei primi anni si avviano anche altri cicli produttivi come acido solforico e tetracloruro di carbonio. Nel 1922 la Rumianca entra a far parte del gruppo SNIA Viscosa, ampliando ulteriormente la produzione chimica sotto la guida dell’ing. Ostilio Severini.